Comunicare nell’era del cyberspazio

Vivere nell'era delle comunità virtuali e del cyberspazio cambia completamente il nostro modo di relazionarsi agli altri, il nostro modo di comunicare. Pierre Levy, uno dei più importanti filosofi di cultura virtuale contemporanea, ha definito la cybercultura come lo stato della conoscenza quando il cyberspazio diventa il mezzo di comunicazione dominante.

Il virtuale di cui parla Levy, non è affatto qualcosa di opposto al reale ma è, piuttosto, qualcosa che esiste potenzialmente, con possibilità di attualizzazione inventiva . Ciò che stiamo vivendo oggi con lo sviluppo dell'informatica e del cyberspazio è un prolungamento del processo di virtualizzazione proprio dell'uomo. Tutto un nuovo universo tecnico si sviluppa con il digitale e parallelamente si inventano nuove forme di relazioni economiche o di altro genere tra le persone, con la mediazione del cyberspazio. Ed è da questo processo di virtualizzazione delle relazioni che nascono le comunità virtuali. Ma non si tratta di comunità che non esistono o che non hanno corpo; al contrario, sono comunità che prendono corpo con l'effettiva interazione .

La cybercultura genera poi un processo cumulativo di idee e informazioni che Levy ha definito "intelligenza collettiva" ossia una condivisione libera e contemporanea di contenuti e informazioni da parte dei soggetti interagenti nelle comunità virtuali.

Se è vero che Levy ha visto nel cyberspazio una comunicazione più libera e immediata, è anche vero che Marshall McLuhan già negli anni 60 ha parlato di villaggio globale non con lo stesso ottimismo del filosofo francese. Mc Luhan infatti usava il termine di "villaggio globale" per indicare come, con l'evoluzione dei mezzi di comunicazione, tramite l'avvento del satellite che ha permesso comunicazioni in tempo reale a grande distanza, il mondo fosse diventato “piccolo” e avesse assunto di conseguenza i comportamenti tipici di un villaggio. Le distanze siderali che in passato separavano le varie parti del mondo si sono ridotte e il mondo stesso ha smarrito il suo carattere di infinita grandezza per assumere quello di un villaggio.

Io credo semplicemente che le nuove tecnologie in realtà abbiano solo ampliato il nostro universo comunicativo, rendendolo istantaneo e universale. Certo è difficile sentirsi parte integrante di questo mondo ma perchè non provarci?!!!!!

Carmen Aruta

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