Nel mondo si è avviato un ciclo economico positivo, che si estende anche al nostro paese; l’Ict ne beneficia con una ripresa degli investimenti da parte degli end-user; istituzioni governative e imprese riconoscono all’Ict un ruolo fondamentale di motore dello sviluppo verso l’economia basata sulla conoscenza; la propensione all’investimento Ict delle imprese nei prossimi 12 mesi è elevata; complessivamente anche gli indicatori finanziari del comparto Ict mostrano segni di miglioramento.
Non c’è che dire: l’annuale rapporto Assintel sul mercato del software e dei servizi in Italia (ricerca realizzata da Nextvalue) fa professione di ottimismo. Un ottimismo non di circostanza, ma che nasce dai numeri e dallo studio di tendenze chiaramente delineate nel rapporto. A dire il vero, qualcosa che non va c’è, come, ad esempio, il solito (storico) gap tra gli investimenti in Ict delle aziende italiane e quelle straniere, una minaccia per la competitività del sistema paese, che però si può trasformare in una grande opportunità per i fornitori It. Come l’eterna presunta arretratezza culturale delle piccole e medie imprese italiane nel campo dell’innovazione, che semmai riguarderebbe solo le microimprese (meno di 200 mila euro di fatturato; massimo 10 dipendenti) che comunque sono un numero spropositato (2,5 milioni). Si pensi che secondo una recente indagine realizzata dalla comunità europea sulla capacità dei singoli paesi dell’unione di fornire servizi ad alta densità di conoscenza, l’Italia figura seconda alle spalle del Regno Unito. Un dato nemmeno tanto inatteso se si pensa alla Ferrari e alla moda, alla meccanica e a quel grande fenomeno tutto italiano di “artigianato industriale”. Evidentemente per la componente It in sé, spesso considerata un costo e basta, le cose vanno diversamente. Dal punto di vista strettamente finanziario, un ostacolo è sicuramente rappresentato dalla persistenza di un “capitale chiuso” (poche le aziende quotate), mentre il private equity vivacchia.
I numeri, a ben vedere, non sono così eclatanti, ma rispetto ai chiari di luna degli ultimi tre anni un sorriso ci sta eccome: il mercato It nel suo complesso cresce dell’1,5%, con un ritorno al segno positivo dei servizi It (più 0,6%), e del software (più 2,6%), mentre il livello della spesa It (21 miliardi di euro circa) è ancora al di sotto del biennio 2001-2002, ma superiore a quello dei tre anni precedenti. A questo punto, i ricercatori di Nextvalue confidano in un ulteriore aumento della spesa nel medio periodo, a patto che il governo agisca in modo risoluto e metta in cantiere le misure strutturali di cui tanto si parla da tempo, e che i fornitori Ict conducano un’efficace iniziativa di pressione sulla domanda. Per tornare ai numeri, dopo le buone performance del 2005, l’hardware si conferma con una crescita del 2,2%, il software si allinea alle tendenze di crescita europee, i servizi, come già detto, si cavano fuori da una situazione di 4-5 anni di caduta verticale, manifestatasi con la chiusura di molte realtà e un taglio drastico delle tariffe.
Il mercato consumer, da molti osservatori indicato come il settore che ha tenuto in piedi la baracca nei tempi più cupi della crisi, cresce dell’8,3%; bene, se non fosse che esce con le ossa rotte da un confronto con altri mercati europei. Crescono anche le banche, che affrontano soprattutto progetti di integrazione e di consolidamento (le tante operazioni di fusione hanno lasciato il segno), e sono chiamati a un grosso impegno per dotarsi di soluzioni per la compliance; il dubbio è il solito: farsele in casa o comprarle fuori? Continua la contrazione degli investimenti da parte della pubblica amministrazione centrale, un po’ meglio (+0,5%) va quella locale. Per il resto, aumentano gli investimenti su telecomunicazioni e media (+3,4%), e segnali interessanti arrivano dal settore delle utility.
Nel software, stabili quelli di sistema (sistemi operativi, ecc.), la crescita maggiore è del middleware, di cui si fa largo uso nei progetti di consolidamento, e di ottimizzazione delle infrastrutture It. Gli applicativi segnano un buon 2,2% di incremento. Buone performance per l’Ecm (ivi inclusa, con un po’ di forzatura, la gestione documentale), i software specializzati per i mercati verticali, a seguire Erp, business intelligence e l’enterprise performance management.
Del mercato dei servizi It si è già detto. Ma vale la pena ricordare la piccola ripresa della formazione, sulla quale impietosamente per prima è calata la scure dei tagli in questi anni di crisi, nonostante convegni e documenti aziendali magnificassero l’importanza del capitale umano..I data center hanno visto molti cadere molte realtà; oggi, chi è rimasto comincia a cavarsi qualche bella soddisfazione.
L’analisi sulla domanda di software e servizi, il rapporto lo affida a una ricerca effettuata su un panel di 500 responsabili It di aziende pubbliche e private di tutti i settori e di tutte le dimensioni. Dalla ricerca viene fuori un quadro interessante. Per esempio, per il 61% l’obiettivo strategico della propria azienda è l’ottimizzazione dei costi, per il 17% delle aziende top la reingegnerizzazione dei processi e dell’organizzazione. Se si parla di budget messe a disposizione dalle aziende per l’It, si conferma una realtà ancora lontana dal considerare l’It una leva strategica: il 93% dichiara di disporre di un budget inferiore al 2% del fatturato, mentre tra le piccole imprese, un buon 4% dichiara di avere a disposizione una spesa superiore al 2,5%, che rappresenta l’indice di appartenenza a settori ad alta intensità tecnologica.
La maggior parte dei rispondenti non pensa di spendere di più nei prossimi 12 mesi. Come spendere i budget per l’It? Innanzitutto, nell’aggiornamento dei sistemi informativi e nella razionalizzazione dei processi interni, poi, assecondando la tendenza a enfatizzare la valenza strategica dell’informazione, nella gestione documentale e nelle soluzioni di Ecm.
Fonte: Il sole 24 ore
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